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Le vitamine che migliorano la fertilità maschile

Le vitamine che migliorano la fertilità maschile

14 Aprile 2018

Avete in programma un bebè?

Allora è tempo di prendervi cura della salute della vostra fertilità.

Un compito suggerito non solo alle donne – che in previsione di una gravidanza devono iniziare a condurre uno stile di vita sano e ad assumere acido folico – ma anche agli uomini.

Sempre più ricerche, infatti, riflettono una condizione maschile in difficoltà sotto il profilo della fertilità: i ritmi frenetici, l’abuso di alcool, caffè e fumo e un’età media elevata possono ridurre la fecondità maschile, impattando sulla quantità e sulla qualità dello sperma, e rendendo più complesso il concepimento.

Se desiderate un figlio, quindi, chiedete consiglio al medico curante o al farmacista: sapranno indicarvi i migliori prodotti naturali per aumentare, senza rischi, la vostra fertilità.

Tra i rimedi green più efficaci citiamo:

  • Vitamine del gruppo E: un vero toccasana per migliorare la reattività degli spermatozoi e facilitare la fecondazione dell’ovocita;
  • Coenzima Q10: lo sentiamo spesso nominare come un potente antirughe, ma il suo potere antiossidante si estende anche alla fertilità. Nello specifico questo ingrediente tutto naturale rende lo sperma più dinamico e scattante;
  • Omega 3: gli acidi grassi “buoni” sono tra i prodotti naturali più efficaci per aumentare la qualità dello sperma, per incrementarne la concentrazione e la motilità, oltre che per ridurre il rischio di malformazioni. Se insieme alla vostra compagna state progettando di allargare la famiglia, quindi, assumete entrambi integratori di DHA: nell’uomo migliorano la salute degli spermatozoi, mentre nella donna sono un alleato prezioso per il corretto sviluppo del feto;
  • Zinco: questo elemento protegge la salute dell’apparato riproduttivo nel suo complesso e mantiene in salute il liquido seminale. Un vero alleato per i futuri papà!

Auguri!

Cerotti kinesio taping: cosa sono e a cosa servono?

Cerotti kinesio taping: cosa sono e a cosa servono?

12 Aprile 2018

Vi sarà certamente capitato di vederli: colorati, elastici e amatissimi dagli sportivi, i cerotti kinesio taping stanno spopolando.

Quanti di voi, però, sanno cosa sono quegli strani tessuti sottili che si applicano sui muscoli? Scommettiamo pochissimi: e allora facciamo un po’ di chiarezza.

Che cosa sono i cerotti kinesio taping

Sono semplici cerotti elastici e non medicati, realizzati in tela di cotone traspirante e adesiva. Si applicano sulla pelle seguendo la lunghezza dei tendini e dei muscoli proprio per tutelarne il movimento e per proteggerne la contrazione e l’estensione.

Perché hanno diversi colori?

Spesso il colore del nastro elastico è un semplice vezzo estetico dello sportivo.

Tuttavia, in alcuni casi i colori dei tessuti kinesio taping possono indicare quanto sono resistenti e quanto sono elastici. In altri casi, poi, ai colori dei cerotti elastici è riconosciuta una particolare virtù di cromoterapia.

A cosa servono i cerotti kinesione taping?

Le due principali funzioni dei cerotti kinesio taping sono quella stabilizzante e quella drenante: la prima è utile per contenere la zona infiammata e stabilizzare le articolazioni durante lo sforzo e il movimento, la seconda per trattare edemi, ematomi e contusioni.

In quali casi non vanno applicati?

I cerotti kinesio taping non hanno particolari controindicazioni. Per aumentarne l’efficacia, però, abbiate cura di non applicarli sulla pelle lesionata, poiché il prodotto non è sterile, sui peli e sulla cute trattata con prodotti oleosi, per non comprometterne l’aderenza e quindi la funzionalità. Ricordate, infine, che questi cerotti vanno applicati da personale medico specializzato, per seguire le linee dei muscoli e dare reale sollievo.

Contraccettivo naturale: dalla Svezia in arrivo una grande novità

Contraccettivo naturale: dalla Svezia in arrivo una grande novità

10 Aprile 2018

Qualche settimana fa sull’autorevole rivista scientifica Biomacromolecules dell'American Chemical Society è apparso uno studio che potrebbe rivoluzionare l’intero sistema contraccettivo del futuro.

Alcuni studiosi svedesi, infatti, sembrerebbero aver dato vita ad un innovativo contraccettivo femminile senza ormoni, totalmente naturale ed ultra efficace.

Si tratterebbe di una piccola pillola vaginale da inserire nella cervice prima del rapporto: la sua struttura è in grado di dissolversi in pochi minuti, creando una barriera naturale all’avanzare degli spermatozoi.

Il segreto di questo prodotto? La struttura della capsula: il materiale con cui è creata, il chitosano, è un polisaccaride capace di impedire al liquido seminale di raggiungere gli ovuli.

Un’incredibile scoperta quella dell’utilizzo del chitosano come metodo anticoncezionale, come confermato dal ricercatore svedese del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma, Thomas Crouzier: è stato verificato come il chitosano sia in grado di contrastare l’ammorbidimento naturale della barriera mucosa che durante l'ovulazione permette allo sperma di avanzare.

In che modo? Agendo direttamente sullo strato di muco superficiale e non sugli ormoni. In questo modo il contraccettivo naturale non provocherà effetti collaterali, grazie al materiale 100% biologico.

Ancora non ci sono indiscrezioni sui tempi di lancio di questo contraccettivo sul mercato, ma la scoperta scientifica svedese rappresenta sicuramente un'alternativa concreta agli attuali sistemi anticoncezionali a base di ormoni.

E non è tutto: le potenzialità del chitosano sulle membrane mucose del corpo sono già state ampiamente sperimentate. Non a caso il materiale polimerico è già utilizzato in altre terapie, come ad esempio nel trattamento delle ulcere nelle mucose e nelle malattie infiammatorie dell'intestino.
Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

Acqua alcalina: perché fa bene alla salute

03 Aprile 2018

Vi sognereste mai di lavare qualsiasi oggetto o indumento con un liquido che non sia l’acqua?

Probabilmente no: l’acqua, infatti, è il solvente universale più potente e trasversale che c’è, ideale per purificare ed eliminare scorie e “sporco” da ogni superficie o materiale.

Una funzione che coinvolge anche il corpo: l’acqua che beviamo, infatti, oltre a produrre energia idroelettrica, favorisce l’eliminazione dei rifiuti e delle tossine accumulate dall’organismo.

Per questo è fondamentale che l’acqua sia quanto più pura e dinamica possibile.

La migliore? Quella alcalina, ovvero con un pH piuttosto elevato.

Un’acqua che consente anche di combattere i radicali liberi e di rallentare il naturale processo d’invecchiamento: un processo che inizia quando i bicarbonati nel sangue iniziano a calare ed il corpo, di conseguenza, fatica a neutralizzare gli acidi che rischiano di accumularsi come colesterolo, grasso o calcoli renali.

Dove trovare acqua potabile alcalina?

L’acqua potabile alcalina esiste in natura: la si trova direttamente alle sorgenti di montagna, dove sgorga libera e purissima.

Ma si può anche ricreare “artificialmente” in modo semplice ed economico.

Come?

Con un concentrato alcalinizzante, acquistabile in farmacia, che consente di elevare il pH dell’acqua potabile, portandolo al livello desiderato. Bastano poche gocce (solitamente 3 gocce per bicchiere d’acqua, ma questa dose può variare da prodotto a prodotto) per generare acqua alcalina con zinco e aiutare il corpo ad assimilare meglio i bicarbonati.

L’acqua alcalina, quindi, supporta il ringiovanimento cellulare, favorisce l’idratazione e aiuta l’eliminazione delle scorie.

Per saperne di più chiedi al tuo medico o al tuo farmacista: sapranno spiegarti nel dettaglio le regole alla base di questo fenomeno e consigliarti la migliore strada per il benessere.

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

Perché viene il singhiozzo e come risolverlo

27 Marzo 2018

Alzi la mano chi non ha mai avuto il singhiozzo: lo strano sintomo che si manifesta con il classico sobbalzo del torace può avere cause davvero differenti.

Tra le più comuni quelli a carico dell’apparato digerente, come il riflusso gastroesofageo o un riempimento eccessivo dello stomaco.

Di singhiozzo, infatti, soffrono spesso le persone che tendono a mangiare troppo e troppo velocemente o che ingurgitano tanta aria durante i pasti.

Durante il singhiozzo la contrazione ripetuta del diaframma provoca una chiusura repentina della glottide, che produce il tipico suono acuto “hic”.

Le motivazioni dietro al singhiozzo, tuttavia, possono essere anche più serie: soprattutto dietro ad episodi di singhiozzo cronico possono celarsi patologie importanti, come problemi vascolari, cerebrali o respiratori.

Quando il singhiozzo diventa preoccupante?

Il singhiozzo è un sintomo normalissimo e molto diffuso, tuttavia può diventare allarmante se non si risolve spontaneamente entro, al massimo, un paio di giorni consecutivi.

Un singhiozzo persistente dovrebbe far preoccupare: avvertite subito il medico per escludere patologie critiche con una radiografia toracica, un’ecografia addominale o una gastroscopia.

Come si elimina il singhiozzo?

Esistono tanti rimedi, spesso di originale popolare, per dire addio al singhiozzo. Acqua e zucchero, limone o aceto, piccoli sorsetti d’acqua sono soluzioni senza alcun fondamento scientifico.

Tra i rimedi professionali, invece, uno dei più conosciuti è la manovra di Valsalva che consiglia di deglutire tenendo stretto il naso con indice e pollice. Il motivo di questo gesto? Creare una differenza di pressione interna per ripristinare l’anomalia della contrazione diaframmatica.

In caso di singhiozzo insistente è possibile ricorrere a farmaci che agiscono sul sistema nervoso muscolare, rilassandolo. In questi casi, però, avvertite sempre il medico e seguite il consiglio del farmacista.

Catarro: perché cambia colore?

Catarro: perché cambia colore?

20 Marzo 2018

Le scorse settimane ci hanno regalato un freddo record e, in attesa della primavera, si sono impennate le patologie a carico del sistema respiratorio.

Tosse, raffreddore e mal di gola sono i malanni di stagione che, purtroppo, vanno ancora per la maggiore.

Nei casi più acuti, è possibile osservare del muco: una secrezione solitamente originata dal corpo in risposta ad un’infiammazione, se è liquida, o ad un’infezione delle vie respiratorie, se è vischiosa.

Il catarro, molto diffuso unitamente a mal di gola e raffreddore, può avere colori e consistenze diverse.

Conoscete le differenze?

Ecco una veloce guida per identificare il catarro e risalire alle cause.

I colori del catarro cosa significano?

Non tutte le secrezioni sono uguali né hanno la stessa origine. Scopriamo insieme perché il catarro ha diverse colorazioni e consistenze.

  • Il catarro bianco: indica una normale secrezione, spesso innocua, e piuttosto semplice da espellere.
  • Il catarro giallo: è spesso più denso di quello chiaro e riflette la presenza di un’infezione batterica. Il motivo del suo colore? La presenza di enzimi ferrosi contenuti dai globuli bianchi che combattono i batteri. La risposta del sistema immunitario, quindi, cambia la tonalità delle secrezioni.
  • Il catarro verde: di frequente ha anche un odore sgradevole e può rivelare un’infezione cronica.
  • Il catarro marrone: potrebbe indicare che all’interno delle secrezioni ci sono cellule di sangue. Spesso si tratta della rottura di vasi sanguigni, magari durante lo sforzo della tosse o degli starnuti, ma è sempre meglio non trascurare questo segnale e rivolgersi subito ad uno specialista.

In tutti i casi, non cadete nell’errore dell’autodiagnosi e consultate subito il medico: con il suo aiuto potrete risolvere in modo più sicuro, efficace e veloce l’accumulo di catarro.

Sei in menopausa? Riduci gli integratori con liquirizia

Sei in menopausa? Riduci gli integratori con liquirizia

13 Marzo 2018

Il tramonto dell’età fertile della donna coincide, spesso, con un’ondata di disturbi più o meno intensi.

Sbalzi di umore, aumento del peso corporeo, fragilità scheletrica e diminuzione del desiderio sessuale sono alcuni dei fenomeni connessi con la menopausa e causati dal cambiamento dell’equilibrio ormonale.

A capo dei disagi della menopausa, senza dubbio, risiedono le vampate di calore: si tratta di frequenti e intense sensazioni di caldo improvviso, accompagnate spesso da palpitazioni, da sudorazione e da successive ondate di freddo. La causa? Repentine vasodilatazioni, che colpiscono la parte alta del corpo, concentrandosi principalmente su tronco e viso.

La liquirizia per contenere le vampate di calore: attente agli effetti collaterali

Tra i rimedi naturali consigliati per ridurre i sintomi della menopausa spiccano gli integratori a base di liquirizia: gli estratti di questa radice, infatti, aiuterebbero a contenere le vampate di calore ed a frenare l’osteoporosi, causata dal calo ormonale.

Una recente ricerca, però, sembra mettere in guardia da un consumo eccessivo di questo prodotto naturale: secondo uno studio condotto dall’Università dell’Illinois, infatti, gli integratori a base di liquirizia potrebbero interferire con l’assimilazione di alcuni farmaci, limitandone l’assorbimento e l’efficacia.

Non solo: assumere quotidianamente integratori alimentari a base di radice di liquirizia può avere effetti indesiderati sul ritmo cardiaco e sulla tonicità muscolare. Tra i disagi lamentati dai pazienti esposti ad un consumo elevato di liquirizia, infatti, emergono il battito irregolare l’affaticamento muscolare.

Metabolismo dei medicinali e irregolarità cardiache: due effetti collaterali da non sottovalutare.

Come comportarsi? Informando sempre il medico delle terapie naturali in corso e chiedendo consiglio al farmacista.

La medicina, nel frattempo, sta studiando integratori a base di liquirizia più sicuri e tollerabili.

Nell’attesa, è consigliata prudenza.

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

Arriva in Italia un nuovo farmaco contro il tumore al seno

17 Febbraio 2018

L'Agenzia Italiana del Farmaco ha dato l’ok alla commercializzazione nel nostro Paese di un’innovazione terapeutica per curare gran parte dei casi di carcinoma mammario. Stiamo parlando del palbociclib, il primo farmaco della sua classe ad ottenere l’approvazione alla rimborsabilità, studiato per trattare il tumore al seno positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2).

Una svolta nella cura di una forma avanzata o metastatica della malattia che in Italia, ad oggi, si stima stia colpendo circa 30 mila donne.

Una patologia, che per la sua natura, è caratterizzata anche da un elevato tasso di diffusione, a partire dal seno, in altre zone del corpo: dalle ossa, ai polmoni, fino al cervello. Il tumore metastatico, infatti, colpisce i vasi sanguigni e linfatici, andando a raggiungere altri organi e tessuti, delocalizzando la malattia e sviluppando così nuovi focolai tumorali.

Con le cure attualmente a disposizione, stando ai dati odierni, raggiungere la guarigione è più difficile rispetto a quanto accade con altre forme tumorali non metastatiche. Ma ora, grazie a farmaci innovativi come il palbociclib, l’obiettivo è rendere il tumore metastatico al seno una malattia “in controllo”, con la quale le donne possono convivere a lungo, con una buona qualità della vita.

I risultati dei test pre-approvativi sembrano essere incoraggianti: gli studi eseguiti prima di dare il via libera alla commercializzazione del farmaco, infatti, hanno dimostrato che il palbociclib, somministrato in combinazione con una terapia endocrina, prolunga la vita delle pazienti, riducendo in modo significativo l’avanzare della malattia.
Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

Cheratite neurotrofica: sbarca in farmacia un collirio ad hoc

15 Febbraio 2018

È stato approvato da poco un farmaco innovativo, già disponibile in farmacia, per combattere la cheratite neurotrofica, una patologia degenerativa della cornea causata da un danno del nervo trigemino, che conduce a una perdita della sensibilità corneale e che, quindi, nel tempo può provocare la cecità. Il principio attivo che contraddistingue il collirio appena sbarcato sul mercato è il cenegermin, ideale per il trattamento della cheratite neurotrofica sia in forma moderata, come difetto epiteliale persistente, che critica, come nei casi di ulcera corneale.

Un farmaco innovativo, quello a base di cenegermin, che affonda le sue radici nel passato, grazie alla ricerca medica italiana. La proteina, infatti, fu scoperta addirittura scoperta da Rita Levi Montalcini, che ne verificò le sue capacità di sviluppo, mantenimento e sopravvivenza delle cellule nervose.

Ora, nella sua composizione in gocce oculari, il cenegermin ha l’obiettivo di aiutare i pazienti con cheratite neurotrofica, riparando i danni alla cornea grazie al ripristino dei normali processi di guarigione dell’occhio. Gli studi clinici, infatti, hanno dimostrato che, dopo solo 8 settimane di somministrazione del collirio, i pazienti hanno ottenuto una completa guarigione corneale in moltissimi casi.

Non solo: sono stati davvero ridotti anche gli effetti collaterali riscontrati durante i test pre-approvativi. Da un leggero dolore agli occhi, ad una lieve infiammazione oculare, fino ad aumento della lacrimazione, il collirio a base di cenegermin è stato in grado di contrastare la malattia rara e debilitante, come la cheratite neurotrofica, senza inficiare il generale stato di salute dei pazienti.

E non è tutto: gli esperti sono fiduciosi che l’innovativo meccanismo d’azione del cenegermin potrà in futuro essere applicato per la cura di altre patologie oculari gravi, come il glaucoma e la retinite.

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