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5 proprietà incredibili del burro di karité

5 proprietà incredibili del burro di karité

28 Dicembre 2019

Idrata, lenisce e ammorbidisce la pelle: le principali virtù del burro di karité sono note a molti.

Quello che non tutti sappiamo, però, è che oltre alle più note proprietà questa sostanza naturale nasconde benefici incredibili e poco conosciuti.

Curiosi di sapere perché fa bene il burro di karité puro?

Ecco 5 proprietà incredibili di questa sostanza.

  1. Protegge i capelli

Il burro di karité puro svolge un’azione rigenerante e lenitiva sul cuoio capelluto, ideale per combattere gli stati infiammatori, come la psoriasi, e rafforzare le fibre della cute. Come utilizzare il prodotto? Applicando il burro di karité puro, semplice da acquistare in farmacia, come una maschera per capelli.

  1. Stimola la circolazione sanguigna

Il burro di karité, applicato con un massaggio intenso sulle caviglie e sugli arti inferiori, favorisce la circolazione sanguigna, migliora l’ossigenazione dei tessuti e incentiva l’eliminazione degli scarti metabolici.

  1. Previene e cura le smagliature

Il burro di karité è ricco di acidi grassi, è altamente emolliente e svolge un’azione rigenerante intensa sull’epidermide: per questo è molto indicato per riparare il tessuto cellulare rovinato e per stirare le smagliature su pancia e fianchi.

  1. Cura le ferite

Il burro di karité favorisce la rigenerazione delle cellule dei tessuti ed è quindi indicato anche nei casi di escoriazioni, ustioni e ferite.

  1. Combatte l’artrosi

Il burro di karité ha un elevato contenuto di vitamine ed antiossidanti ed ha riconosciute proprietà antinfiammatorie. Per questo viene spesso impiegato anche per massaggi contro i reumatismi, contro i principi d’artrosi e le infiammazioni tendinee.

Attenzione, però: perché il burro di karité sia efficace, assicuratevi di comprare sempre un prodotto puro e di alta qualità.

Chiedete consiglio al vostro farmacista di fiducia!
Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

26 Dicembre 2019

Per combattere l'influenza è importante prestare attenzione ai medicinali che si assumono. Una meticolosità che deve essere necessariamente raddoppiata quando si è gravidanza. Per questa ragione, se dovessero presentarsi febbre, mal di gola o raffreddore durante la dolce attesa, è bene seguire alcuni importanti accorgimenti, affidandosi alle cure di uno specialista ed evitando il "fai da te".

Ad ogni sintomo un rimedio

I sintomi influenzali sono sempre gli stessi, a prescindere dalla stagione o dall'età. Vediamo insieme come affrontarli durante la gravidanza:

  • raffreddore: per diminuire l'effetto "naso chiuso" l'ideale è fare un aerosol un paio di volte al giorno, sempre su consiglio medico;

· febbre e dolori articolari: in questi casi l'alleato numero uno è il paracetamolo. Al contrario, nelle prime sei settimane, nel terzo trimestre di gravidanza e durante l’allattamento, sono da evitare i medicinali a base di acido acetilsalicilico;

· mal di gola: via libera a gargarismi con collutori a base di clorexidina. Svolgono un'azione disinfettante in tutto il cavo orale fino alle tonsille. Ottimi anche i prodotti anestetici e antisettici.

Buone abitudini: garanzia di salute

Che siate in dolce attesa oppure no, mai sottovalutare le buone abitudini. Queste giovano al sistema immunitario e aiutano ad alleviare i sintomi dell'influenza.

Ricordatevi, quindi, di:

· aumentare la quantità di liquidi per combattere la disidratazione che spesso può subentrare in caso di febbre e problemi intestinali;

· mantenere il giusto apporto nutrizionale, mangiando meno ma più spesso durante la giornata e preferendo cibi leggeri, digeribili, ad alto contenuto di vitamine e sali. Preferite cibi più calorici la mattina e a pranzo;

· incrementare i momenti di risposo, per evitare che la febbre salga, e non affaticare troppo la respirazione.

E non dimenticatevi di farvi sempre consigliare dal vostro farmacista nella scelta dei prodotti più adeguati da assumere!

Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

24 Dicembre 2019

Da molti conosciuta come la malattia del bacio, la mononucleosi è una frequentissima patologia virale e contagiosa causata dal virus Epstein-Barr, appartenente alla famigerata categoria degli herpes.

Il suo principale veicolo di contagio è la saliva, ovvero le particelle virali in essa contenute. Una malattia tanto frequente quanto prolungata nel suo ciclo di vita: alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come la mononucleosi colpisca nel mondo circa il 90% degli individui, con un decorso fino a 6 settimane.

I principali sintomi della patologia vanno dal mal di gola, alla febbre, ad un costante senso di spossatezza, fino ai linfonodi ingrossati e tonsille infiammate. Tuttavia, non è insolito che dopo il periodo di incubazione, che può arrivare anche ad un mese, la malattia si sviluppi in maniera asintomatica, senza dare segnali particolarmente evidenti o caratteristici.

In generale, la malattia viene solitamente contratta una volta nella vita: l’infezione, infatti, lascia un’immunità permanente nel corpo che, nella quasi totalità dei casi, impedisce alla patologia di ripresentarsi.

Per curare la mononucleosi non esiste una specifica terapia, ma i farmaci prescritti sono importanti per alleviare febbre e dolore. Come il paracetamolo e l’ibuprofene, ideali per attenuarne i sintomi. Qualora anche le tonsille siano particolarmente coinvolte ed ingrossate dalla mononucleosi, è possibile abbinare ad antidolorifici e antipiretici, anche ad una cura cortisonica antinfiammatoria.

Inoltre, il consiglio per guarire nel più breve tempo possibile è quello di stare a riposo, avendo cura di reintegrare i liquidi persi. Ultimo avvertimento: durante la malattia evitate di assumere alcol. Il fegato, già indebolito dall’infezione, potrebbe essere messo ancora più a dura prova.

Meglio non rischiare!

Come combattere i radicali liberi

Come combattere i radicali liberi

21 Dicembre 2019

I radicali liberi sono molecole dannose per il corpo umano, uno dei nemici più ostici per la nostra salute.

Il motivo? I radicali liberi favoriscono l’invecchiamento precoce dei tessuti superficiali, come la pelle, e di quelli interni. Non a caso i radicali liberi sono spesso alla base del malfunzionamento degli organi e fanno aumentare notevolmente il rischio di sviluppare problemi cardiaci e circolatori.

Queste particelle altamente dannose aumentano, di numero e potenza, dopo prolungate esposizioni solari senza protezione, a seguito di abuso di alcol e di fumo, e anche a causa dello stress.

Cosa fare, quindi, per combattere i radicali liberi e vivere all’insegna del benessere? Semplice! Basta avere uno stile di vita equilibrato e seguire un regime alimentare corretto, giorno dopo giorno.

Per questo motivo sulla nostra tavola non devono mai mancare cibi come carote, zucche, peperoni e albicocche, tutti ricchi di betacarotene, un perfetto antiossidante per il nostro organismo. Anche i pomodori, che contengono licopene in grande quantità, sono ideali per proteggere la pelle dai raggi solari e rinforzare i tessuti degli organi.

E non è tutto: in farmacia sono disponibili numerosi integratori alimentari e prodotti a base naturale che possono aiutare l’organismo a contrastare con efficacia i radicali liberi.

Come i prodotti a base di aloe vera, un antisettico e antibiotico in grado di prevenire l’azione dannosa dei radicali liberi, e di vitamina Q, un antiossidante perfetto per la prevenzione da malattie cardiache provocate dall’azione dannosa di queste molecole.

Lo stress ossidativo, inoltre, si combatte con integratori specifici a base di rosa canina: un ingrediente naturale potentissimo contro l’invecchiamento dell’organismo.

Lasciatevi consigliare dal vostro farmacista per scegliere i prodotti migliori da abbinare ad un corretto stile di vita e rallentare l’azione dei radicali liberi.
Alluce valgo: migliora la salute del piede in farmacia

Alluce valgo: migliora la salute del piede in farmacia

17 Dicembre 2019

Chiunque soffra di alluce valgo sa benissimo quanto possa essere fastidioso, non solo a livello estetico, ma anche e soprattutto, a livello fisico. Comunemente chiamato "cipolla", è una deformità dell'articolazione alla base dell'alluce.

La cause che portano alla nascita di questa deformazione sono molteplici e vanno dall'utilizzo di scarpe troppo strette o poco adatte alla forma del piede, all'artrite, da patologie come la sindrome di Marfan, fino a fattori genetici.

Il sintomo principale legato a questa irregolarità è il dolore. Ma non solo. Chi soffre di alluce valgo avrà, in prossimità della parte, la pelle più dura, callosa e rossa, gonfiore all'articolazione, l'alluce che punta all'interno verso le altre dita e, più in generale, una modifica della forma del piede.

Un aiuto dalla farmacia!

Per correggere definitivamente questo problema, l'unico modo è affidarsi alla chirurgia, ma solo previa autorizzazione medica e mai per questioni puramente estetiche.

Per fortuna, però, è possibile intervenire anche con altri rimedi che potete trovare comodamente in farmacia e che vi aiuteranno a gestire al meglio questo disturbo.

Ecco i più utilizzati:

  • I cerotti: disponibili in gel o tessuto-non-tessuto, possono essere utilizzati più volte. Si applicano sulla parte e impediscono lo sfregamento del piede nella scarpa, riducendone la pressione.
  • I plantari o distanziatori delle dita: inseriti direttamente nelle scarpe, aiutano il riallineamento delle ossa del piede. Diminuiscono la compressione sulla zona interessata e riducono il dolore.
  • Analgesici: come qualunque tipo di medicinale antidolorifico non risolvono la causa ma aiutano a non sentire il dolore.

In generale, per alleviare i sintomi causati da alluce valgo, è importante utilizzare della calzature comode e con poco tacco. Ideali sono quelle in cuoio morbido perché non esercitano pressione sul piede.

Per scegliere il rimedio più adatto è sempre bene chiedere consiglio al vostro farmacista di fiducia che potrà indicarvi il prodotto migliore in base alle vostre esigenze. Fare delle belle passeggiate non sarà più un problema!

Acido glicolico, un nuovo alleato per la tua bellezza

Acido glicolico, un nuovo alleato per la tua bellezza

14 Dicembre 2019

La pelle è il nostro biglietto da visita. Ecco perché è importante prendersene cura, scegliendo i prodotti e i trattamenti migliori come, per esempio, l'acido glicolico. Sapete cos'è? Ve lo diciamo noi.

L’acido glicolico fa parte della famiglia degli acidi della frutta così come l’acido citrico o l’acido lattico. Viene estratto dallo zucchero di canna e, grazie alla sua struttura molecolare, è in grado di penetrare all'interno della pelle meglio di qualunque altro acido.


Acido glicolico, tutto quello che c'è da sapere

Rimuovendo lo strato corneo della cute e le cellule morte accumulate, l’acido glicolico effettua un'azione esfoliante (peeling) rendendo la pelle levigata, elastica e rosea. In più svolge un'azione riequilibrante nella produzione del sebo. Questo acido è particolarmente indicato per pelli mature e con macchie, ma anche per quelle a tendenza acneica e grassa, questo perché è in grado di combattere i segni del tempo e minimizzare le imperfezioni.

L'acido glicolico si può usare comunemente a casa con trattamenti cosmetici, tonici viso, creme e maschere che ne contengono una percentuale bassa, tra il 5% e il 10% circa. In dermatologia e medicina estetica, invece, le dosi aumentano, dal 30% al 80%, e sono impiegate per peeling intensi. In questi casi, l'importante è rivolgersi sempre a centri specializzati evitando il fai da te, poiché l'utilizzo in dosi errate di questo acido può alterare il ph naturale della pelle.

Se volete acquistare dei prodotti cosmetici per effettuare il peeling direttamente a casa potete rivolgervi al vostro farmacista di fiducia, che saprà indicarvi la formulazione migliore in base alla vostra cute e alla vostra età. La vostra pelle vi ringrazierà!
Prime rughe? Consigli per una corretta azione beauty

Prime rughe? Consigli per una corretta azione beauty

12 Dicembre 2019

Età anagrafica e sesso non contano. A tutti, prima o poi, sorge una domanda: quand'è il momento giusto per iniziare ad utilizzare una crema anti rughe?

Colorito spento e sensazione di secchezza dell'epidermide sono segnali da non trascurare ma, in generale, la risposta giusta è che non è mai troppo tardi!

L'importante, come per ogni prodotto beauty, è scegliere quello più adatto. Chiedere consiglio su quali utilizzare, in base all’età e alla tipologia di pelle, è quindi fondamentale. Ma non è tutto: anche un corretto stile di vita può aiutare.

Scopriamo di più.

Rughe: una cura per ogni età

Quando si parla di rughe, non esistono regole prestabilite ma, per prevenire e rallentare i segni del tempo, è importante seguire alcune buone abitudini.

Prima di tutto è bene ricordare che fumo, alcool e poche ore di sonno sono nemici accaniti della nostra pelle e favoriscono il formarsi di questi inestetismi, anche in giovane età.

Ecco come intervenire:

  • Fino ai 25 anni: la cute non ha bisogno di creme specifiche perché è già naturalmente elastica e con una buona coesione cellulare. Una normale idratazione andrà benissimo.
  • Dai 25 anni ai 30 anni: è opportuno iniziare ad utilizzare delle lozioni con un ridotto contenuto di principi attivi. L'azione deve essere preventiva e non curativa. Una crema idratante giorno, con una minima protezione solare e un po’ di acido ialuronico, è perfetta per questa fase.
  • Dopo i 30 anni: la routine di bellezza deve cambiare. La crema giorno non è più sufficiente e deve essere integrata da prodotti notte specifici. L'azione sulla cute deve essere sia preventiva che curativa. In questo modo rallenterete il formarsi dei segni del tempo nelle sue prime fasi e ne migliorerete l'aspetto in quelle più avanzate.

Per tutte le tipologie di creme o sieri per il trattamento localizzato delle rughe, è importante consultare il vostro farmacista di fiducia che saprà indicarvi i prodotti più adatti al vostro tipo di pelle, migliorandone l'azione!

Cistite: quando l’infezione arriva dall’intestino

Cistite: quando l’infezione arriva dall’intestino

10 Dicembre 2019

Età, igiene intima poco curata, contraccettivi intrauterini, vita intima intensa e stress: queste sono alcune delle cause della cistite, un disturbo delle vie urinarie che colpisce principalmente le donne e che può presentarsi anche più volte l’anno.

I fattori che possono causare la cistite, però, non sono finiti qui: spesso la minaccia batterica può arrivare dall’intestino.

Si tratta del microbiota, una popolazione di microrganismi che risiedono nell’apparato digerente e che, spesso, convivono con l’organismo senza danneggiarlo.

Quando perdono l’equilibrio, tuttavia, possono aggredire le funzionalità individuali e scatenare la patologia.

È il caso di Escherichia Coli, Proteus e Klebsiella: 3 batteri che, dall’intestino, possono attraversare il canale anale e arrivare fino al perineo, intaccando vagina e uretra.

Risolvere la cistite curando l’intestino: come?

In questi casi, per dire addio alla cistite è imprescindibile ripristinare l’equilibrio intestinale.

La terapia più frequente, da definire sempre insieme al medico, prevede farmaci antimicrobici uniti ad integratori probiotici. Per proteggere la flora intestinale, inoltre, meglio rinunciare agli antibiotici che possono, al contrario, infiammare la mucosa vaginale, irritare quella intestinale e aggredire l’organismo.

Non va trascurata, inoltre, l’alimentazione. Per accelerare la guarigione, evitate superalcolici e alcolici, che irritano le mucose della vescica e dell’intestino. Niente caffè e tè e stop al peperoncino e alle spezie, per non infiammare l’apparato urinario e quello digerente.

Fate il pieno di frutta e verdura fresca, privilegiando gli alimenti diuretici come le fragole, i finocchi, l’ananas e l’anguria. Il motivo? Ad ogni minzione, la vescica si libera dei batteri interni.

Utilissimi, inoltre, il ribes ed i mirtilli freschi: il cranberry è uno degli ingredienti naturali più potenti contro l’infezione delle vie urinarie.

Bite per i denti: a cosa serve?

Bite per i denti: a cosa serve?

07 Dicembre 2019

Lo avete sicuramente visti in farmacia: il bite per i denti, trasparente e preformato, è una speciale mascherina che si automodella sulla forma dell’arcata dentale. Di cosa si tratta? Di un accessorio alleato della salute, disponibile ad un costo contenuto, che spesso si utilizza per trattamenti di breve durata finalizzati a risolvere i problemi dell’apparato masticatorio.

Ma, di preciso, a cosa serve il bite?

Ecco i 3 utilizzi più diffusi di questo dispositivo medico.

  1. Il bite cura la malocclusione: quando i denti dell’arcata superiore coincidono male con quelli inferiori, la mascella non è allineata alla mandibola. Colpa di abitudini sbagliate, come l’utilizzo prolungato del ciuccio da bambini, o di una conformazione genetica. La conseguenza? La malocclusione può dare vita a scompensi della postura anche gravi e cronici.
  2. Il bite previene il mal di schiena posturale: spesso, il gesto di digrignare i denti può provocare nel tempo mal di schiena e mal di testa. Colpa della malocclusione dell’apparato masticatorio che infiamma l’articolazione temporo-mandibolare e scarica il dolore sulla schiena.
  3. Il bite limita il bruxismo: il gesto involontario di serrare e digrignare i denti, di giorno e di notte, può deteriorare i denti e infiammare le articolazioni. Utilizzando il bite, invece, l’arcata superiore viene placcata, così da favorire il rilassamento dei muscoli mandibolari e dell’intera bocca.

Prima di acquistare un bite, però, assicuratevi di avere il consenso di un medico o di uno specialista: solo con una diagnosi corretta del vostro problema potrete risolverlo in tutta sicurezza.

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